Poche e chiarissime parole. Così ha scelto di insediarsi a capo della Procura di Roma Giuseppe Pignatone. Il magistrato siciliano, prendendo possesso lo scorso 19 marzo del suo ufficio al primo piano di piazzale Clodio, s’è rivolto alle istituzioni cittadine, alla politica, ai suoi colleghi, alle forze dell’ordine che con la magistratura dovranno lavorare e alla città intera con un brevissimo discorso, che però lascia intendere molte cose sul suo metodo di lavoro e sull’indirizzo che prenderà la Procura.
«Sono consapevole della complessità del compito che mi accingo a svolgere – ha detto Pignatone – Il ruolo del pubblico ministero è fondamentale per il servizio che rende ai cittadini, specie ai più deboli, in risposta alla loro domanda di giustizia. È una funzione essenziale e delicata» che deve essere svolta «coniugando la cultura della garanzia con quella dei risultati». Un messaggio di rivendicazione del mestiere di magistrato e anche una rassicurazione ai cittadini: sul garantismo e anche sull’obiettivo di risolvere i tanti casi ancora aperti nella Capitale. A questo proposito, Pignatone ha voluto sottolineare che «a Roma ci sono magistrati di grande valore e di elevate qualità professionali che hanno saputo gestire in questi anni processi importanti in ogni settore e fronteggiare una gran massa di procedimenti». Proprio ai suoi sostituti e collaboratori – oltre che ai vertici istituzionali – sembra essersi rivolto il nuovo procuratore capo quando ha detto: «Sono sicuro di poter collaborare con tutti». Parole di grande distensione – pronunciate da un magistrato conosciuto anche per le sue doti “manageriali” e di gestione – dentro una Procura che nel corso degli anni è stata attraversata da malumori, guerre intestine e che spesso è stata percepita come il “porto delle nebbie”. Da ultimo Pignatone ha sottolineato «di poter aggiungere» nella sua nuova sfida romana «la mia esperienza a Palermo e a Reggio Calabria» dove, prima da procuratore aggiunto (in Sicilia) e dopo da procuratore capo (in Calabria), s’è sempre occupato di mafia. A buon intenditor, poche parole. Finalmente si proverà a leggere, all’interno di un quadro unico, l’intreccio perverso tra politica, imprenditoria, professioni, criminalità e mafie? Presto per dirlo. Adesso per Pignatone è il momento di mettersi a lavoro. I primi bilanci si potranno fare solo tra alcuni mesi.
(Mammasantissima, Paese Sera, anno 2 n.4, Aprile 2012)