Walter Veltroni è stato sindaco di Roma e oggi fa parte della commissione parlamentare Antimafia. Il suo, insomma, è un punto di osservazione privilegiato sulla Capitale. Parla di «infiltrazione di criminalità organizzata, della camorra e della ‘ndrangheta, particolarmente efferata e violenta» e aggiunge che «Roma e il litorale Pontino sono investite probabilmente dalla nascita di un soggetto nuovo».
Onorevole Veltroni, che cosa sta succedendo?
Roma è una città che purtroppo si sta ritrovando a vivere un incubo ad occhi aperti. Una Capitale in cui la destra ha investito sulla paura per vincere le elezioni e in cui si è voluto spezzare la coesione sociale tra le persone. Una situazione che tanto più lascia atterriti i nostri cittadini quanto più nei mesi della campagna elettorale dell’2008 furono ingannati sulla risposta che la amministrazione Alemanno voleva dare: il mito fasullo dell’ordine e disciplina. Oggi la situazione è insostenibile e la città è impoverita socialmente ed economicamente: i reati sono in aumento e toccano tutte le fasce sociali e i quartieri, senza distinzioni.
Dal punto di vista investigativo la sensazione è che ci sia un ritardo. Per un problema di uomini e mezzi. E forse perché si privilegia l’impiego delle risorse per l’ordine pubblico e perché manca un’analisi di sistema. Che ne pensa?
Il problema della carenza di personale e strutture c’è sempre stato ma nonostante questo l’impegno delle forze dell’ordine e della polizia amministrativa è stato sempre altissimo e capace anche di rimediare a questo: il nodo qui è di altro tipo visto anche che di fondi con i patti per la sicurezza ne sono stati messi in campo diversi. In primis esiste un tema politico di sottovalutazione del problema e di errata analisi: la repressione come la intende la destra è una misura superata e non più adeguata visto che la vera sicurezza oggi è quella basata sull’abbattimento dei fattori di rischio potenziale e sulla prevenzione a tutti i livelli e per tutti le tipologie di reato: dalla rapina alla criminalità organizzata. E poi non dimentichiamo la tendenza di questi anni da parte dell’amministrazione a negare il problema, facendo finta che non fosse mai esistito.
Che rapporti esistono tra l’imprenditoria, il mondo delle professioni, le banche e la criminalità organizzata?
La cronaca di questi mesi sta confermando anche a tanti “scettici” quello che da tempo stiamo dicendo in commissione antimafia: Roma è stata negli ultimi anni attraversata da una forte penetrazione mafiosa che coinvolge il tessuto economico ed imprenditoriale della nostra città trasformata dalla crisi in una gigantesca torta da spartire tra i clan adoperando la macchina del riciclaggio.
(nuovo Paese Sera – Ottobre 2011 – Intervista contenuta nell’inchiesta Capitale in nero)