Ostia, il prefetto: solo piccole bande. Ma il pm: gruppi di alto livello

Quel che è certo è che i fatti di Ostia preoccupano, tutti. E lo si capisce immediatamente per il numero di reazioni, commenti, per il cambio di opinione repentino del sindaco della città Gianni Alemanno (che adesso, finalmente, non considera più la guerra tra bande una spiegazione soddisfacente su quanto accade), per la riunione ieri rinviata (e oggi subito convocata e svolta) del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica a Ostia. L’esecuzione di “Sorcanera” e “Baficchio” in pieno giorno ha creato un terremoto: la speranza è che serva almeno ad affrontare finalmente il problema mafie in città e a non considerare il lido di Roma come un luogo che deve vivere di vita propria e risolvere da sé i suoi problemi. Pare ovvio in queste ore concitate in cui la procura antimafia e la polizia (con la task force investigativa per il litorale annunciata dal questore Tagliente) stanno facendo le indagini. Eppure non è per nulla scontato in una città in cui il fronte dei negazionisti (sulla presenza dei clan) è forte e influente, in cui la politica trasversalmente (da destra a sinistra, fatte le dovute e pochissime eccezioni) parla di problema sicurezza invocando soltanto l’intervento del ministro dell’Interno e chiedendo più poliziotti per le strade.

LE ANALISI ANTITETICHE – In queste ore si sprecano le analisi sui fatti di Ostia, emergono i legami strettissimi dei due uccisi con vecchi boss della zona (e della Banda della Magliana) come Paolo Frau ed Emidio Salomone (entrambi uccisi a Ostia dentro una scia di sangue che risale almeno al 1997 e iniziata con la lupara bianca per Salvatore Nigro), si fa la conta degli omicidi (33 dall’inizio dell’anno di cui una decina almeno di criminalità vera), si prova a tenere insieme (o a tenere incredibilmente staccati) i fatti più preoccupanti. Due – oltre a quella del sindaco Gianni Alemanno – tra le tante analisi sono interessanti. E servono a capire cosa accade in città, e nelle istituzioni della città. La prima analisi è del prefetto Giuseppe Pecoraro, che commenta con queste parole i fatti di Ostia uscendo dalla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza: “Il duplice omicidio di ieri mi preoccupa e non poco”, dice. Poi spiega: “Si tratta di piccole bande che cercano di occupare il territorio per avere l’esclusiva sullo spaccio di droga o comunque per fatti connessi al traffico di droga”. E aggiunge, per non essere in alcun modo frainteso: “Non é vero che le vittime appartenevano alla banda della Magliana. La banda della Magliana oggi non esiste più. Questi soggetti sono stati implicati in fatti legati al traffico di droga che é stato per loro letale. Le vittime erano giovani, per essere collegati alla banda della Magliana avrebbero dovuto avere almeno 70 anni. Non sono cani sciolti, ma neanche legati alla criminalitá organizzata. E’ una sorta di consorterie dedite al traffico della droga e al gioco”. Ribadisce infine: “Non c’è criminalità organizzata. Non siamo nè a Chicago nè nel Far West”. Del tutto antitetica, dissonante, diversa l’analisi del procuratore aggiunto di Roma e capo della Direzione distrettuale antimafia Giancarlo Capaldo: “Si è trattato di uno scontro evidente tra due gruppi criminali molto forti, uno scontro di un certo livello. Non vi è allo stato alcun collegamento con i fatti di sangue avvenuti negli ultimi mesi”. A proposito delle vittime chiarisce che “sono due personaggi profondamente inseriti nel contesto della criminalità organizzata di un certo significato, non marginale, insediata anche a Roma nel traffico di droga e usura già coinvolti in episodi di sangue e conflitti tra bande”. E infine: non si tratta di un “episodio da legare al controllo del territorio” ma da collegare “ai grossi affari economici tra soggetti in conflitto tra loro”.

QUALE ROMA – Sembra di leggere ragionamento, analisi, discorsi che riguardano fatti, luoghi, personaggi e crimini differenti. E la cosa fa un certo effetto, preoccupante. Intanto, mentre la preoccupazione e la tensione per gli abitanti di Ostia crescono vertiginosamente, l’allarme sociale comincia a diffondersi, a livello istituzionale la confusione regna sovrana. E crea disagio e smarrimento. Finora dal ministero dell’Interno targato Maroni l’analisi su Roma è stata completamente sbagliata, la speranza è che Anna Maria Cancellieri (che proprio ieri ha indicato nella lotta alle mafie una sua priorità) nell’incontro di domani ad Alemanno indichi la strada giusta. Il resto spetta alla politica, che deve partire da sé, non dalla richiesta di militarizzare le strade della Capitale.

(Paesesera.it)

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